Disabilità uditiva e visiva: come conviverci

Le disabilità uditive e visive gravi sono moltissime e ampiamente diffuse nella popolazione. Chi ne è affetto può essere molto giovane, visto che queste problematiche si possono sviluppare a seguito di traumi durante il parto o a causa di patologie anche gravi, che si sviluppano anche nei bambini; una buona percentuale di disabili uditivi e visivi gravi sono invece anziani, visto che proprio l’avanzare dell’età è una tra le cause principali della perdita, totale o parziale, della vista o dell’udito. Una particolare condizione è la sordocecità; come ci raccontano anche su disablog.it in buona parte dei casi un sordocieco non è completamente sordo e completamente cieco, ma ha una percezione sensoriale residuale. Oggi, grazie ad una serie di ausili e a terapie specifiche, è possibile vivere una vita sufficientemente soddisfacente anche nel caso della sordocecità, o quando si hanno gravi disabilità visive o uditive.

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Due problematiche profondamente diverse

Anche se, come abbiamo detto, le disabilità uditive e visive gravi possono colpire sia i bambini sia gli anziani, i due casi presentano ovviamente differenze nette e precise. Per il bambino affetto da sordocecità, o da importanti problematiche correlate con la vista e l’udito, l’importante è intervenire sin dai primi mesi di vita, cercando di stimolare le capacità sensoriali residuali. Diviene poi essenziale una didattica inclusiva nel periodo scolare, che sia in grado di far partecipare l’alunno alle attività della classe, inserendolo nel corretto percorso di apprendimento e preparando per lui specifici piani educativi. Ovviamente gli stimoli da rivolgere al bambino ipovedente, ipoudente o sordocieco devono essere effettuati seguendo specifici iter, proposti da personale qualificato. Non si può pensare che il singolo insegnate, che si deve dedicare all’intera classe, possa da solo aiutare e includere anche l’alunno con deprivazioni sensoriali importanti. Chi soffre di queste problematiche solo in età avanzata deve invece essere aiutato a convivere con la nuova condizione, per evitare che sia motivo di depressione e di esclusione dalla vita civile.

La didattica per i bambini con deprivazione sensoriale

I deficit uditivi possono manifestarsi in forme e gravità assai differenti. Secondo quanto dichiara l’Organizzazione Mondiale della Sanità si considera un bambino con ipoacusia colui che non è in grado di interagire con gli altri esseri viventi e non è in grado di avvertire i suoni presenti nell’ambiente. Questa problematica può causare diverse ulteriori disabilità, quali ad esempio difetti nello sviluppo del linguaggio, o difficoltà di socializzazione. Ovviamente molto dipende dalla gravità dell’ipoacusia, massima nel caso del bambino sordo, ossia non in gravo di avvertire alcun tipo di suono. Per quanto riguarda l’ipovisione le definizioni sono simili, il bambino affetto da ipovisione è colui che ha una vista inferiore ai 3/10, cosa che gli impedisce di interpretare le forme, gli oggetti, i volti umani che gli si presentano. Per poter costruire un progetto educativo mirato è importante per l’educatore avere una precisa conoscenza della gravità del problema e del momento in cui è insorto. Questo perché la deprivazione sensoriale modifica in modo importante lo sviluppo mentale del bambino, cosa che può arrivare fino allo sviluppo di specifiche psicopatologie.

Interventi per gli adulti con deprivazione sensoriale

Quando l’anziano viene colpito in modo grave da problemi correlati alla deprivazione sensoriale il primo passo che deve fare chi lo assiste è quello di coinvolgere i famigliari, per spiegare loro quali siano i “nuovi” canali di contatto con il parente. Coniuge e figli sono ovviamente gli interlocutori privilegiati, attivarli nella cura dell’anziano con deprivazione sensoriale importante può portare ad un importante aiuto per l’anziano stesso, con minore rischio di sviluppare stati depressivi o desiderio di morte, dovuti alle difficoltà di muoversi nella realtà quotidiana.